"Terribilis locus iste"
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"Terribilis locus iste"
Il garage di casa, due piani sotto
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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto
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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

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Il garage di casa,due piani sotto

"Terribilis locus iste"

Il garage di casa, due piani sotto

In questo garage condominiale è come essere in una grotta, la luce e le ombre di quello che c’è all’esterno, vengono dall’alto; le ombre proiettate dai piani superiori dialogano con le irredimibili ombre del basso.
Tra i pilastri e le grate, due piani sotto la superficie, lo spazio un po’ angusto tra due colonne si dilata colpita da un soffio di luce e si trasforma nel nàos di un piccolo tempio in antis, una cella semplice e spoglia destinata al dio.

E una certa minacciosa presenza d’infinito aleggia anche in questi spazi dalle prospettive bloccate, con le saracinesche abbassate, all’interno di recinti chiusi da semplici catenelle, essenziali e rarefatte iconostasi che delimitano e separano gli spazi, forse quelli destinati al divino da quelli degli uomini.
Non c’è nulla di invalicabile e definitivo. Basterebbe un leggero sbandamento, una semplice distrazione per precipitare dall’altra parte oppure uno scavalcare volontario, neanche troppo difficile, per invadere spazi sacri.
A trattenerci da facili profanazioni il timore che anche le divinità, possano fare lo stesso.
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